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Il
tragico destino di Robert Brasillach, vittima a trenta-cinque
anni dei massacri dell'epurazione, in cui persero la vita decine,
forse centinaia, di migliaia di cittadini francesi (tra cui numerosi
gli intellettuali) colpevoli di aver creduto nella "Nuova
Europa" promessa da Adolf Hitler, mette fine alla carriera
più che promettente di una delle "penne" più
gloriose del Novecento francese. Nato a Perpignan nel 1909 da
una famiglia catalana, Robert Brasillach, compie brillantemente
alla "normale superiore" di Parigi con Jacques Soustelle,
Maurice Bardèche, Paul Guth. Diverrà ben presto
il più celebre del gruppo. a ventidue anni, gli viene affidata
la cronaca letteraria di l'Action Francaise alla quale procura
un' audience vastissima. A trentadue ha già pubblicato
numerose opere tra cui L'Enfant de la nuit, Histoire
du Cinèma, Comme le temps passe, Les Sept
Couleurs, Notre Avan-guerre. Nel 1938, succede a Pierre
Gaxotte alla direzione del settimanale parigino Je suis partout
che continua le sue pubblicazioni anche durante l'occupazione
tedesca. Alla "liberazione" si costituisce al Tribunale
dell'Epurazione per far liberare la madre che era stata presa
in ostaggio. Viene condannato a morte in ragione delle opinioni
espresse nei suoi articoli e fucilato.
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Louis-Ferdinand
Destouches nacque a Courbevoie (nella Seine), nel 1894 (morto
a Meudon nel 1961). Céline era il nome della nonna materna.
Partecipò volontario alla prima guerra mondiale dove fu
gravemente ferito e decorato.
Fece un viaggio in USA, dove conobbe la condizione di alienazione
dello sfruttamento capitalistico nelle fabbriche Ford di Detroit
("non ti serviranno a niente qui i tuoi studi, ragazzo! Mica
sei venuto qui per pensare ma per fare i gesti che ti ordineranno
di eseguire. Non abbiamo bisogno di creativi nella nostra fabbrica.
E' di scimpanzè che abbiamo bisogno. Ancora un consiglio.
Non parlare mai più della tua intelligenza! Penseremo noi
per te, amico!", scriverà nel Viaggio al fondo
della notte, riprendendo le sue note scritte in quell'occasione):
nel 1925, come membro di una delegazione incaricata dalla Health
Section della Società delle Nazioni di esaminare le condizioni
sanitarie nel Nord America. Fece poi il medico condotto nei quartieri
popolari di Paris.
Quando torna a Parigi nel '28 si stabilisce a Montmartre, dove
vive della sua professione di medico. Comincia a scrivere, durante
la notte, il suo primo e più importante romanzo Viaggio
al termine della notte che viene pubblicato nel 1932 sotto
lo pseudonimo di Celine. E' subito un grande successo. Nel 1936
pubblica Morte a credito, che si rifà alle vicende
della sua giovinezza. Nel '37 dopo un viaggio in URSS scrive una
invettiva contro l'Unione Sovietica (Mea culpa) e un paio
di trattati (Bagattelle per un massacro e La scuola dei cadavere),
per i quali viene accusato di antisemitismo.
Dopo la seconda guerra mondiale, accusato di collaborazionismo
con il nazismo, viene arrestato in Danimarca dove si è
rifugiato con la moglie. Nel 1951 ritorna in Francia dove vive
con la moglie Lucette a Mendon, ignorato da pubblico e critica
fino alla morte. Nel frattempo aveva scritto altre opere come
Pantomima per un'altra volta ('52), Normance ('54),
Colloqui con il Professor Y('55), e la trilogia: Da
un castello all'altro ('57), Rigodon ('60), Nord
('60).
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Corneliu
Zelea Codreanu nasce nel bel mezzo della Moldavia, a Iasi, considerata
a buona ragione la Firenze rumena, il 13 settembre 1899. Già
il suo nome è un programma di vita: Codreanu in rumeno
significa "uomo della foresta". Dal padre fin da piccolo
Corneliu impara ad amare fortemente la sua patria e a sognare
per il suo popolo, per la sua gente, un destino più grande.
È giovanissimo quandi il 15 agosto 1916 la sua terra, "la
piccola Romania", si getta nella mischia della I guerra mondiale.
L'1 settembre 1917, con la segreta speranza di partire per il
fronte e dare il suo contributo per la vittoria, Codreanu si iscrive
alla Scuola Militare Attiva di Botosani, esperienza che lascerà
un'impronta forte sul suo carattere. "Qui -scriverà-
ho imparato a parlare poco. Qui ho imparato ad amare la trincea
e a disprezzare il salotto".
Prosegue gli studi alla facoltà di diritto di Iassi, sua
città natale. Viene eletto presidente della corporazione
studentesca dopo aver guidato uno sciopero contro la proposta
di uno statuto privilegiato per gli studenti ebrei. Aderisce con
i suoi compagni al Partito contadino e si distingue in scontri
spesso violenti con le milizie ebraiche e comuniste. Finisce in
carcere. Il 24 Giugno 1937, fonda in carcere, con quattro compagni,
la Legione di S. Michele Arcangelo che ha per fine la rivoluzione
politica e religiosa della Romania. Questa organizzazione si da
una milizia, la Guardia di Ferro, votata a combattere l'insorgere
dei bolscevichi. I successi della Legione spingono gli intellettuali
rumeni ad aderire in massa al movimento, fin'allora composto di
soli studenti e contadini. I successi elettorali cominciano a
preoccupare la borghesia e l'assassinio del primo ministro Duca
(30 Dicembre 1933) serve come pretesto per la messa fuori legge.
L'organizzazione si ricostituisce sotto il nome Tutto per la Patria
e diviene, nel 1937, il terzo partito di Romania. Per fermare
la sua ascensione, il re Carol II, istigato dalla sua amante ebrea,
fa arrestare Codreanu e lo fa strangolare in segreto dai suoi
carcerieri durante un trasferimento. Il movimento gli sopravvive,
conduce la resistenza nazionale contro l'invasione tedesca e continua
anche sotto il regime comunista negli anni '50 e '60. reto dai
suoi carcerieri durante un trasferimento. Il movimento gli sopravvive,
conduce la resistenza nazionale contro l'invasione tedesca e continua
anche sotto il regime comunista negli anni '50 e '60.
Opere
principali
La
Guardia di Ferro
Il Capo di Cuib
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Alain
de Benoist, giornalista, nato l'11 dicembre 1943 a Saint-Symphorien
(Indre et Loire), ha studiato lettere e diritto. La sua giovinezza
è stata segnata dalla Guerra d'Algeria, che lo ha visto
impegnato per l'Algeria francese. Negli anni Sessanta collabora
a riviste di destra come "Cahiers universitaires", "Europe
Action" e "Défense de l'Occident". Nel l968
partecipa alla fondazione del GRECE (Groupement de recherche et
d'études pour la civilisation européenne) È
stato in seguito redattore capo dell'"Observateur Européen",
della rivista "Nouvelle École" (l968-l990, 46
numeri usciti), di "Midi-France", critico letterario,
dal l970 al l982, di "Valeurs actuels", "Spectacles
du monde" e "Figaro-Magazine", direttore della
rivista "Krisis", da lui fondata nel l988. Ha diretto
diverse collane presso le edizioni Copernic. Labyrinthe, Pardès,
Grands Classics. È stato inoltre collaboratore di "France
Culture".
Fondatore ed animatore principe della "Nuova destra"
francese, ha spesse volte rifuggito la collocazione politica negli
schieramenti ufficiali, lasciando intendere di voler superare
le categorie che dominano il pensiero comune, per lasciar spazio
ai movimenti che nascono dal basso e da esigenze che giocoforza
si allontanano dalla dimensione del bipolarismo liberale. Si è
occupato di problemi filosofici, sociali, geo-politici, di storia
delle idee politiche, ha analizzato le vicende della religiosità
nel mondo contemporaneo, e ha dedicato particolare attenzione
all'analisi del concetto di democrazia, mettendone in evidenza
potenzialità e limiti. Il suo antiimperialismo lo ha portato
a prendere posizione per il Terzo Mondo, nel senso della necessità
per ciascun popolo di difendere i suoi valori.
Opere
Principali
Nietzsche,
morale e grande politica
Visto da destra
Le idee a posto
Democrazia il problema
Eclissi del Sacro
L'impero interiore
Moeller Van der Bruck, o la rivoluzione conservatrice
Le sfide della post-modernità
Oltre i diritti dell'uomo, per difendere le libertà
Manifesto per una Rinascita europea
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Fra
i più giovani capi politici di una rivoluzione epocale
compiuta nel segno della giovinezza, Léon Degrelle, nato
in Belgio a Buglione, fondatore di Rex, era un condottiero nato.
Seppe resistere alla congiura politica combinata, contro l'emergente
rexismo, dalla monarchia, dal sindacalismo socialcomunista, dal
padronato e dalle gerarchie clericali.
Travolto dalla guerra, imprigionato e deportato in Francia dove
si tentò di farlo assassinare, una volta liberato di tedeschi,
Degrelle decise di partecipare allo sforzo bellico sul Fronte
dell'Est, sia perché riteneva la guerra all'Urss cosa buona
e giusta, sia perché era certo che il valore dei suoi guerrieri
avrebbe consentito al Belgio di trovare un ruolo nell'Europa del
dopoguerra e di non essere spazzato via dalla carta geografica.
Malgrado il rango gli permettesse di partire con i gradi di ufficiale,
Degrelle pretese di iniziare la guerra da soldato semplice, accanto
ai suoi uomini, nella divisione Wallonie delle Waffen SS. Ottenne
però dal Reichsfuhrer Himmler - che era pagano e profondamente
anticlericale - che la divisione avesse con sé un cappellano
militare. Degrelle era, e rimase in seguito, un cattolico dal
piglio medioevale, dall'indole guerriera e dallo stampo ghibellino.
Condannato a morte in patria, Degrelle, che fu molto longevo (morì
a novant'anni), venne tenuto lontano dal Belgio da ben due "leggi
degrelliane" che interdicevano - solo per lui ! - l'esecuzione
della prescrizione della pena. Rimase in Spagna benché
il governo belga tentasse l'impossibile per farselo consegnare.
Agli inizi degli anni Sessanta scampò rocambolescamente,
come avrebbe fatto il suo alter ego fumettistico Tintin, a un
tentativo di rapimento orchestrato dai servizi segreti israeliani.
Opere
principali
Ordine
contro Anarchia (articolo)
Al lado del los Alemanes
Le leggi dell'anima
Dos dias con Himmler
La critica della democrazia
Volverán banderas victoriosas
Militia
Mi camino de Santiago
Europa vivrà
Il secolo delle élite
Canto a Las Waffen-SS
Appello ai Giovani Europei
Hitler per mille anni
Fronte dell'Est
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Joseph
de Maistre (1753-1821) è un pensatore della crisi e la
crisi ha un nome: rivoluzione francese. Le sue pagine teorizzano
il significato della monarchia temperata e il primato dello spirito
religioso. Vivendo appieno il periodo della rivoluzione saprà
coglierne l'aspetto di rivolta contro l'assolutismo e in questo
senso ne apprezzerà l'antitesi all'assolutismo, in via
successiva avrà di che mutare la sua percezione, in modo
particolare a seguito dell'influenza subita dalle letture burkiane
rivendicherà il primato della Tradizione sulle forze sovversive
rivoluzionarie.
Scrisse di lui Sainte-Beuve: [
] "Qualunque posto si
occupi nel grande tramestio umano di cui tutti facciamo parte,
non si può non riconoscere in lui un filosofo politico
di prim'ordine, uno di quelli che, illuminandoci sullo spirito
di organizzazione delle vecchie società, fanno più
pensare sui destini e sulla direzione futura delle società
moderne".
Opere
principali
Étude
(1794-1796)
Considerations (1796)
Essai (1814)
Du Pape (1819)
Discours sur la vertu (1896)
Fragments sur la France (1870)
Examen de la philosophie de Bacon (1826)
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Nasce
a Bucarest il 9 marzo 1907, nel 1928 si laurea con una tesi sulla
filosofia italiana da Marsilio Ficino a Giordano Bruno. Parte
immediatamente per l' India con una borsa di studio. A Calcutta
è ospite del filosofo indiano Dasgupta col quale studia
il sanscrito e i testi religiosi indù. Nel 1930 si ritira
in un monastero himalayano dove pratica lo yoga sotto la guida
dello swami Shivanananda. Nel 1932 ritorna a Bucarest. L' anno
successivo pubblica il suo primo romanzo Maitrey. Incontro
bengalese (tr. it. Milano, 1989); consegue il dottorato in
filosofia con una tesi sulle pratiche dello yoga; insegna all'
università di Bucarest. Pubblica romanzi, ricordi di viaggio,
frammenti di diario, saggi di orientalistica. Viaggia, a Londra,
Berlino, in Italia. Nel 1940 è addetto culturale presso
la legazione romena a Londra; l' anno successivo a quella di Lisbona,
alla fine del '45 è a Parigi dove ritrova gli amici di
Bucarest E.M. Cioran ed E. Ionesco. Insegna all'Ecole des Hautes
Etudes. Nel 1948 Gallimard pubblica Tecniche dello yoga
(tr. it. Torino, 1972), l' anno successivo il Trattato di storia
delle religioni (tr. it. ivi, 1974). Storico
delle religioni ed importante autore tradizionale, lascia in eredità
numerose opere riguardo religione, tecniche yoga ed antropologia
tra le quali segnaliamo:
Opere
principali
Il
mito dell'eterno ritorno
Immagini e simboli, Lo yoga. Immortalità e libertà
Il sacro e il profano
Lo sciamanismo e le tecniche dell' estasi
La nostalgia delle origini
Incontro bengalese
Trattato
di storia delle religioni
Tecniche dello yoga
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Nell'introduzione
alle Enneadi Porfirio scrisse di Plotino: "Della sua origine
dei suoi parenti, della sua patria non amava parlare: né
mai permise che pittore o scultore gli facesse il ritratto, quasi
si vergognasse di avere un corpo".
Di Julius Evola si potrebbe dire la stessa cosa: degli anni dell'infanzia
e dell'adolescenza infatti sappiamo poco o nulla, e poco o nulla
conosciamo, attraverso di lui, di episodi, esperienze o solo aneddoti
della sua vita. Nel Cammino del Cinabro, un libro considerato
la guida attraverso i suoi libri e le sue idee, e che possiamo
tranquillamente definire la sua autobiografia spirituale, Evola
non si abbandona mai all'onda dei ricordi: si ha così l'impressione
che nulla nella sua vita sia stato lasciato in sospeso e che soprattutto
lui stesso considerasse la sua persona semplicemente come il veicolo,
lo strumento, il canale di trasmissione dell'idea tradizionale
e della sua etica che ammonisce non esser importante chi agisce
ma l'azione compiuta.
Potrebbe scriversi tanto ancora sul personaggio di Evola, indubbiamente
inflazionato all'interno dell'ambiente della destra, spesso tacciato
dei peccati più gravi a causa dei numerosi "cattivi
allievi" che dalle Sue letture hanno sovente tirato fuori
dottrine distorte e lontane anni luce da quel rigore e quella
coerenza che invece contraddistinguono la Sua produzione, ma preferiamo
lasciare all'orientamento presente in ciascuno, la voglia e la
pazienza di avvicinare un personaggio di tale lignaggio, forse
troppo fermo e sicuro per rappresentare un approdo semplice nell'epoca
della dissoluzione.
Opere
principali
Orientamenti
Rivolta contro il Mondo Moderno
Gli uomini e le rovine
Cavalcare la tigre
Fascismo e terzo Reich
Imperialismo pagano
I testi di Difesa della Razza
Il mistero del Graal
Il mito del sangue
La dottrina del Risveglio
La tradizione ermetica
L'arco e la clava
Lo Yoga della potenza
L'operaio nel pensiero di Ernst Junger
Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo
Metafisica del Sesso
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Massimo
Fini (1944), è un giornalista tra i più noti, non
solo per le capacità professionali ma anche per l'atteggiamento
anticonformista che lo pone giocoforza lontano dalle abusatissime
ed oramai obsolete categorie di destra e sinistra. Hanno scritto
che è di destra. "Non è vero. Io sono un anti
modernista ed è naturale che le sinistre progressiste mi
vedano di cattivo occhio. Così sorge la tentazione di ficcarmi
nella destra, che però nella sua accezione liberale è
a sua volta modernista". Ha ormai nel suo carniere intellettuale
diversi libri, scritti con due riconoscibili fonti di ispirazione:
la biografia storica con Nerone, duemila anni di calunnie
(1993), Catilina. Ritratto di un uomo in rivolta (1996) e
Nietzsche. L'apolide dell'esistenza (2002); la saggistica
con La ragione aveva torto? (1985), Elogio della guerra
(1989), Il conformista (1990), Il denaro "Sterco
del demonio" (1998), Il Vizio Oscuro dell'Occidente.
Manifesto dell'Antimodernità (2002) e Sudditi. Manifesto
contro la democrazia (2003). Ai quali si aggiunge il famoso
Di[zion]ario erotico. Manuale contro la donna a favore della
femmina (2000).
Scrive per "Il Giorno" , "La Nazione", "Il
Resto del Carlino" e "Il Gazzettino".
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René
Guénon nacque a Blois nel 1886. Trasferito a Parigi con
l' idea di seguire corsi di Matematica al Collegio Rollin (studi
matematici dai quali acquisì un certo rigore metodologico
nella ricerca filosofica), nel 1906 interruppe tali interessi
accademici perché debilitato fisicamente e per un crescente
interesse per discipline eterodosse (esoterismo soprattutto).
Nel 1912 Guénon entra a far parte, segretamente, dell'
Islam, e della catena sufica del di lui maestro Abder-Rahman Elish
el Kebir. Nel 1930 si trasferisce definitivamente al Cairo dove
rimarrà sino alla morte, avvenuta nel 1951.
Esponente di prim'ordine della disciplina Tradizionale esalta
spesso in essa l'aspetto contemplativo, corredando la sua opera
attraverso un rigoroso ed approfondito studio delle religioni,
che secondo la visione del mondo tradizionale non sarebbero altro
che strade di montagna dirette alla medesima vetta.
Opere
principali
La
crisi del mondo moderno
Il Re del mondo
Simboli della Scienza Sacra
L'esoterismo di Dante
Gli stati molteplici dell'essere
Autorità spirituale e potere temporale
Forme Tradizionali e Cicli Cosmici
Oriente e Occidente
Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi
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Nasce
a Parigi il 3 gennaio 1893, scopre fin dalla giovane età
le letture di Nietzsche e Barrès, che ebbe modo di definire
i maestri della sua vita. Nonostante la sua collocazione politica
fosse a sinistra approfondì in maniera specifica i temi
degli autori di destra e della controrivoluzione.
Questo probabilmente è il carattere che contraddistingue
il suo personaggio, amava infatti definirsi un fascista socialista
europeo, che cercava nelle due ideologie contrapposte un viatico
che permettesse all'Europa di imporsi come potenza.
A guerra conclusa preferì stabilirsi e vagare nell'Europa
comunista piuttosto che in quella colonizzata dagli americani.
Hervier individua l'altra costante nel pensiero di Drieu, vale
a dire: "Un rifiuto, un orrore viscerale per la democrazia,
il che si affianca e sopravvive all'idea di Europa".
Opere
principali
Le
chef
Socialismo fascista
Mesure de la France
Le suite dans le idèes
Le jeune europèen
L'Europe contre les patries
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Yukio
Mishima, nato a Tokyo nel 1925, è tra i casi letterari e
sociali più interessanti del la cultura giapponese di questo
periodo. In lui è una convivenza di modernità, nella
capacità di esprimere il disagio esistenziale e sociale rispetto
alla civiltà industriale, sulla linea dei migliori colleghi
europei e occidentali contemporanei; è una forte tensione
ideologica tradizionalista e reazionaria. Fondò anche un
raggruppamento di estrema destra, nazionalista e revanscista, l'Associazione
degli scudi. Davanti alle telecamere, in diretta televisiva, dopo
aver esortato un reggimento di giovani militari a dare la vita per
l'imperatore, il 25 novembre 1970 si inflisse il seppuku, il suicidio
rituale per taglio dell'addome - nell'ufficio del capo di stato
maggiore dell'esercito, per protestare contro la smilitarizzazione
del suo paese imposto dagli Stati Uniti - in piena ottemperanza
alle regole di vita del samurai, di cui lo stesso Mishima contribuì
conservare la tradizione con la pubblicazione del del "codice
segreto" dei samurai, All'ombra delle foglie (Haga
kure).
Iniziò a 19 anni con un volume di racconti. Seguirono i romanzi:
Confessioni di una maschera (1949), I colori proibiti
(1951-1952), La morte di mezza estate (1953), La voce
delle onde (1954), Il padiglione d'oro (1956), Patriottismo
(1960), Il sapore della gloria (1963).
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In
tanti, ben più autorevoli di noi, hanno detto e scritto
di Nietzsche, ma ciò che conta in queste pagine è
gettare una luce sui personaggi che - piaccia o meno - hanno fatto
e disfatto la storia. Nietzsche non era un politico, né
un saggista, non ha mai comandato un esercito né condotto
il suo popolo alla rivoluzione; ma l'ardore, la potenza e la forza
che emergono prorompenti dalle sue pagine, hanno il potere di
ridestare sentimenti sopiti, forze innate e risvegliare coscienze
intorpidite.
Parla di Tradizione ma di essa non scrive mai direttamente, distrugge
i miti dell'illuminismo, del cristianesimo e del socialismo nei
suoi aforismi complessi ma mai retorici; apre la mente del lettore
a visionari voli pindarici verso mondi sconosciuti, rapisce e
seduce con il suo stile da veggente, coinvolgono il suo tono di
condanna e l'acume delle sue conclusioni.
Numerose le sue pubblicazione nelle quali è sempre presente
il tema del nichilismo, un nichilismo che Nietzsche invita a vivere
in maniera attiva, con la consapevolezza che nell'epoca delle
greggi e delle mandrie, sarà l'uomo superiore, il superuomo
appunto, ad emergere ed incarnare quella volontà di potenza
che sprizza con forza dai suoi scritti. Una volontà ferma
e finalizzata alla formazione di una stirpe di eroi, di uomini
capaci di definirsi ancora una volta "Iperborei", come
nell'introduzione de "L'Anticristo" lo stesso Nietzsche
sottolinea.
Della sua vita terrena preferiamo accennare solo brevemente, poiché
uno spirito come il suo necessariamente ha superato i confini
del sensibile nel momento stesso in cui ha iniziato a concepire
l'importanza della sua missione.
Wilhelm
Friedrich Nietzsche nasce a Röcken il 15 ottobre 1844, nella
famiglia di un pastore protestante, ma rimane presto orfano del
padre.
Studia filologia classica a Bonn e a Lipsia sotto la guida di
Friedrich Ritschl, che gli procura una cattedra di lingua e letteratura
greca all'Università di Basilea, dove insegna per dieci
anni, fino al 1879. (Qui conosce Wagner diventandone amico ).
Nel 1872 Nietzsche pubblica il suo primo libro, La nascita
della tragedia (respinto dall'ambiente accademico) e tra il
'73 e il '76 le Considerazioni inattuali. I rapporti con
Wagner si deteriorano perché Nietzsche vede nei suoi ultimi
lavori un ritorno mascherato al cristianesimo che in Umano,
troppo umano, tratterà ampiamente. Dal 1879, costretto
a lasciare la cattedra per motivi di salute, vive con una pensione
datagli dall'università, tra la costiera francese e quella
italiana e in Svizzera. Nel 1880 esce la seconda parte di Umano,
troppo umano, che porta il titolo Il viaggiatore e la sua ombra;
nel 1881 Aurora e nel 1882 La gaia scienza dove
si legge la speranza del filosofo di insegnare all'umanità
la strada verso un nuovo destino. Nello stesso anno si innamora
di Lou Salomé che però respinge la sua proposta
di matrimonio. Tra il 1883 e il 1884 scrive Così parlò
Zarathustra (pubblicato soltanto nel 1891); nel 1885 Al
di là del bene e del male e di seguito La genealogia
della morale (1887); e poi, Il caso Wagner, Il crepuscolo
degli idoli, L'anticristo, Ecce homo.
Nel 1889 a Torino viene colto da un attacco improvviso di pazzia.
Sopravvive a se stesso per più di dieci anni e muore, infine,
a Weimar il 25 agosto 1900.
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Ezra
Pound nacque a Halley [Idaho, USA] il 30 novembre 1885 (morì
a Venezia nel 1972). Dopo gli studi alla Pennsylvania University
e allo Hamilton College di Clinton (New York) dove studia lingue
romanze, incontra nel 1905 Hilda Doolittle, viaggiò in
Spagna e Italia. Durante la guerra fa alla radio italiana discorsi
sulla natura economica delle guerre, ribadisce il principio che
"libertà di parola, senza libertà di parola
alla radio, equivale a zero" e rimprovera a Roosevelt di
aver iniziato una nuova "guerra dei trent'anni" e l'alleanza
con l'URSS. Nel 1942 gli muore il padre, che verrà sepolto
a Rapallo. Nel 1943 per i suoi discorsi alla radio di Roma viene
accusato di tradimento dal tribunale dei distretto di Columbia.
Nel 1945 si presenta al comandante dell'esercito nordamericano.
E' internato prima a Genova e poi nel campo di concentramento
di Metato (non Coltano come invece si trova spesso scritto), presso
Pisa, dove scrisse i "Canti pisani": ma intanto per
tre settimane è messo in una gabbia di ferro presso il
Disciplinary Training Centre. Trasferito a Washington con l'accusa
di tradimento per aver pronunciato discorsi di propaganda antiamericana.
Il processo non si ebbe, Pound fu dichiarato infermo di mente
(nel 1946, dopo quattro ore di discussione con gli psichiatri)
e internato nel manicomio criminale di Saint Elizabeth alla periferia
di Washington. La prigionia smuove il mondo della cultura internazionale.
Nel 1949 gli viene assegnato il premio Bollingen per la poesia:
la giuria era composta da T.S. Eliot, W.H. Auden, Robert Lowell,
Allen Tate, Conrad Aiken, Robert Penn Warren, Willard Thorp, Louise
Bogan, Katherine Garison Chapin, Karl Shapiro, Katherine Anne
Porter e Leonie Adams.
Liberato nel 1959, anche in seguito alle sollecitazioni di scrittori
e uomini di cultura di tutto il mondo: gli viene ridato il passaporto
nonostante il fatto sia sempre considerato infermo di mente. Rimase
in Italia fino alla morte, risiedendo presso la figlia. Nel 1961
è ricoverato a Roma e a Merano, nel 1962 si stabilisce
a Sant'Ambrogio [Rapallo] con Olga Rudge con cui vivrà
il resto della vita. Nel 1964 visita Paris, nel 1965 è
alla cerimonia commemorativa di T.S. Eliot a Westminster Abbey
[London] e visita la vedova di Yeats a Dublino, nel 1969 farà
un breve viaggio ne gli Stati Uniti. Muore l'1 novembre 1972 a
Venezia, è sepolto all'Isola di San Michele [Venezia].
Opere
principali
Il
testamento
A lume spento
Personae
The Spirit of Romance
Cantos
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Prematuramente
scomparso all'età di 33 anni a causa di un incidente stradale
è stato un personaggio capace di lasciarsi dietro un'imponente
elaborazione culturale. Ancora oggi appare forse l'intellettuale
più acuto che la destra culturale italiana ha cullato negli
anni della contestazione.
Si è strenuamente battuto contro l'immobilismo e il conservatorismo
della destra culturale e politica. Parlando del Romualdi filosofo,
possiamo servirci della triade Platone, Nietzsche, Evola; tre grandi
filosofi europei, vissuti in epoche differenti ma con un comune
denominatore: l'aristocrazia. Questa, come già più
volte abbiamo affermato, non è il male sociale indicato dall'ideologia
marxista, ma il governo dei migliori, dall'etimologia greca della
parola; aristocrazia che quindi concerne la gerarchia a l'avversione
alla democrazia, ossia il governo del popolo, sempre dall'etimologia
greca della parola.
Adriano Romualdi mette giustamente in mano a Nietzsche, il testimone
filosofico posseduto da Platone. Leggendo Nietzsche si avverte la
continuità tra i due Titani, la denuncia della sovversione,
la vittoria dei piccoli uomini, la decadenza del mondo. Il tedesco
accentua di molto la denuncia quasi da farla sembrare disperata,
un ultimo grido dalla voce dell'Uomo, circondato da esseri sordi.
E Nietzsche annovera tra i responsabili anche il cristianesimo,
promulgatore dell'idea egualitaria. Cosa aggiungere su Evola, già
ampliamente trattato su queste pagine, se non ancora sottolineare
la genialità di chi a ventisei anni scrive il grosso della
propria filosofia. Tre filosofi da assurgere a maestri spirituali,
tre autori antidemocratici, aristocratici, narratori di quell'Ordine
sognato per secoli. Non dimentichiamo poi la filosofia politica
di Adriano Romualdi, che trova nel mito dell'Europa il più
grande ideale. Esso vede l'Europa nell'ottica di un'evoluzione del
nazionalismo ottocentesco, quello di Bismarck e Cavour per intenderci,
un necessario mutamento per non sottomettersi alla supremazia delle
potenze extraeuropee. Un'Europa costruita sulle basi della sua millenaria
Tradizione; anche per questo si occupa del culto indo-ario. Per
concludere dunque, non dimentichiamoci gli insegnamenti di Adriano
Romualdi, interessiamoci degli studi da lui condotti, e soprattutto
fondiamo insieme il Pensiero e l'Azione. Tra le sue maggiori opere:
Platone (1965), Nietzsche e la mitologia egualitaria
(1971), Su Evola (1968), Sul problema di una Tradizione
europea (1973), Le ultime ore dell'Europa (1976), Gli
Indoeuropei (1978).
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Professore
straordinario, insegna Scienza Politica e Comunicazione Politica
nel Corso di laurea in Scienze Politiche dell'Università
di Firenze. Si occupa dei processi di crisi nei regimi democratici,
della trasformazione organizzativa dei partiti italiani, della
cultura e delle scelte strategiche delle formazioni che hanno
occupato lo spazio politico della destra nell'Italia repubblicana.
Attualmente è impegnato in una ricerca sull'evoluzione
politica e organizzativa del fenomeno leghista, che dovrebbe costituire
il primo momento di uno studio comparato dello sviluppo dei movimenti
populisti in Europa.
Direttore delle riviste Diorama Letterario e Trasgressioni, è
in Italia il principale esponente della battaglia delle "Nuove
Sintesi", un progetto metapolitico teso a superare le categorie
di destra e sinistra a favore di una nuova politica, europea e
comunitaria.
Opere
principali
Partito unico e dinamica autoritaria, Napoli, Akropolis,
1981
Cinquant'anni di nostalgia. La destra italiana dopo il fascismo,
Rizzoli, 1995
Esuli in patria. I fascisti nell'Italia repubblicana, Parma,
Guanda, 1995
L'Italia populista, Il Mulino 2003
Fascismo. Teorie, interpretazioni, modelli, LaTerza 2003
Contro l'americanismo, LaTerza 2003
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John
Ronald Reuel Tolkien, nato nel 1892, studioso e docente di Anglosassone
per oltre 20 anni all' Università di Oxford e specializzato
in dialetto medievale dell' Inghilterra Centro-Occidentale, tradusse
molti testi antichi, che ancora oggi vengono utilizzati. Fu artefice
di una carriera professionale senz' altro brillante, ma che sicuramente
sarebbe stata sconosciuta ai più se un giorno, sul retro
di un compito che stava correggendo non avesse vergato distrattamente:
"In un buco della terra viveva uno hobbit". John Ronald
Reuel Tolkien è famoso in tutto il mondo, i suoi libri
sono stati svariate volte ristampati in molte lingue del globo,
perchè ha saputo scrivere una grande saga che ancora oggi
riesce a parlare al cuore dei lettori. Un semplice professore
universitario, che tranquillamente trascorreva i suoi giorni curando
il giardino e facendo crescere i propri figli, nascondeva nella
sua penna tutto uno stupendo, affascinante, simbolico mondo a
cui, giorno dopo giorno, ha dato vita e soffio, battendo sui tasti
della sua vecchia macchina per scrivere. Era uso prendere appunti
sui margini dei fogli e su ogni pezzo di carta che gli passasse
sotto mano, così giorno dopo giorno ha creato un racconto
grande come una montagna, profondo come un azzurro lago, lieve
e fatato come una nebbiosa alba nella foresta. Fin dall' infanzia
si è dilettato nel creare linguaggi, crescendo maturando
ed apprendendo, ha poi scritto una vera e propria cosmogonia,
ha narrato la vita del mondo, dai suoi albori sino al sorgere
della nostra Era. Amava il suono delle onde dell' oceano che si
frangono sulle coste della Cornovaglia, era lieto quando poteva
fermarsi un po' a chiacchierare con le vecchie signore, sentiva
la vita e la forza che scorrevano sotto le ruvide scorze dei grandi
alberi, era un sereno, sorridente, nobile vecchio che, nell'estate
1973, abbandonò la sua amata campagna inglese per ritirarsi
definitivamente all' interno del grande affresco che era andato
preparando per tutta la vita, e che adesso si riposa nei grandi
boschi della Terra di Mezzo.
Opere
principali
Il Signore degli Anelli
Lo Hobbit
Silmarillon
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